QUANDO LA GENTE DICE SO' RAPE O SO' RADICE

 

Quando la gente dice: so’ rape o so’ radice.

A me il proverbio sembra abbastanza chiaro, ma per chi non è abituato a valutare l’estrema sinteticità del nostro dialetto bisogna inserire il proverbio in un contesto.

Se nel paese si diffonde una chiacchiera su una persona, una coppia, un gruppo, un’associazione etc. significa che questa chiacchiera non sarà mai completamente priva di fondamento. Magari non se ne conoscono i dettagli, non se ne avrà la certezza ma in chi ascolta si instillerà sicuramente il dubbio.

Le rape ed i radici, sono due ortaggi molto simili. Questo vuol dire che la diceria su qualcuno se non sarà precisamente quella, sarà molto simile. Ciò significa anche che la saggezza della gente è maggiore di quella di ognuno di noi. La gente è capace di arrivare alla sintesi di un processo valutando le ipotesi a supporto più velocemente di qualsiasi altro individuo. Per rimarcare quanto detto vi metterò a parte di quanto succede a me. Da qualche anno qualcuno mi ha messo dentro il “deduttore automatico” come una app che s’istalla sul telefonino. Osservando il comportamento delle persone nei luoghi usuali come i bar, la piazzetta del mercato, i negozi, una festa paesana ecc. mi cresce dentro il bisogno di dedurre delle verità inoppugnabili da fatti o contatti apparentemente normali o addirittura banali. Mi trovo a valutare l’aspetto, la postura, le vicinanze, le espressioni o il comportamento delle persone e non posso fare a meno di dedurre, ipotizzare, arguire quali potrebbero essere il filo, il legame, il vizio o la virtù che accomuna queste persone apparentemente diverse.

Deduci oggi deduci domani alla fine di quegli individui di quei gruppi di quelle associazioni, anche se nessuno me lo ha chiesto mi trovo a tracciare mentalmente un profilo psicologico e a catalogare le loro cose nascoste o i loro segreti inconfessabili.

Purtroppo succede che parlando con un amico ed esprimendo velatamente il mio giudizio su alcuni soggetti delle mie analisi constato che quello che io avevo faticosamente intuito e discretamente elaborato dentro me è di dominio pubblico. Allora mi sento molto ingenuo e penso che la gente (potremmo dire anche il popolo) è sicuramente più intelligente, di me è certo, ma probabilmente di tutti.

Gianfranco Liberati 

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