UNA TELEFONATA MOLTO SUDATA L’autista, sordo ai miei richiami alla prudenza, filava a tutta birra sull’autostrada dissestata che da Bagdad, traversando tutto l’Iraq incrociando le città di Tikrit, Samarra, Kirkuk procede verso nord fino a Mosul. Si destreggiava tra frenate, sbandate e sobbalzi evitando buche e pietre. A volte, derapando bruscamente, abbandonava la strada principale, inoltrandosi nel deserto, per poi riprenderla quando il fondo ridiveniva percorribile. Ogni tanto incontravamo decine di carcasse di pecore che erano state investite dai camion e allora zigzagava tra loro per evitarle. Stanco ed insonnolito, non riuscii ad appisolarmi nemmeno un minuto, occupato com’ero a mantenermi sul sedile. Alle quattro di mattina, dopo un viaggio di quasi trecento chilometri stile Parigi Dakar, arrivammo a Baiji. Facemmo ancora una ventina di chilometri poi abbandonammo l’autostrada per la pista sterrata che conduceva agli impianti. Il capo campo, un filippino tarchiato ...
TRE GIORNI DI PAURA La ruspa rimuovendo il boschetto di canne di bambù al limite del mio terreno è andata troppo vicino alla recinzione e l’ha fatta cadere. Debbo rimetterla in piedi. Sto sostituendo i vecchi paletti con altri nuovi. Ne ho già piantati due ma in mezzo c’è un ceppo di canna residuo che termina con uno spuntone ed è sfuggito al ruspista. Debbo rimuoverlo per piantare il terzo palo. Con la zappa attacco il ceppo da un lato, uno due tre colpi. Non viene. Dall’altro? È tenace il maledetto. Con rabbia alzo la zappa più in alto che posso e giù. Gli sono andato troppo vicino. Il dito mignolo della mano destra viene preso tra il manico della zappa e lo spuntone di canna. Benché abbia i guanti il polpastrello del mignolo è maciullato. Mi tolgo il guanto. La carne si irrora di sangue. Guardo desolato la ferita profonda fino all’osso. Cosa faccio adesso? Devo finire il lavoro. Come un imbecille tenendo il dito lontano dal manico della zappa continuo fino a che il terzo pal...
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